TESTIMONIANZE
racconti di vite ai margini della Bossi-Fini
Omaggio a Abdeljalil Bani

Vogliamo rivolgere un pensiero affettuoso e la compassione che merita come essere umano a
ABDELJALIL BANI, trovato morto il 1 maggio dell'anno scorso.
Abdeljalil era un giovane lavoratore marocchino che come tante persone è partito del suo paese con il sogno di una vita migliore, di trovare un lavoro per potere aiutare a vivere con più dignità la sua famiglia rimasta al paese. Abdeljalil non ha mai potuto concretizzare il suo sogno. È stato trovato senza vita nella spazzatura il primo maggio 2006, a Casalecchio. Le sue condizioni hanno fatto pensare inizialmente a un omicidio, ma le indagini hanno accertato che è morto, invece, per una gravissima patologia renale e che aveva vissuto a Bologna per tre anni, da clandestino, nel modo più schivo senza mai far parlare di sé, lavorando per una pizzeria egiziana.
Per un'amara ironia, il destino ha voluto che il suo povero corpo venisse trovato proprio nella giornata che celebra i diritti dei lavoratori, ma è proprio questo corpo, sfigurato da una patologia gravissima, lasciato morire e rimosso come un rifiuto, a dire e a gridare che ancora oggi, anche a Bologna, non tutti i lavoratori hanno gli stessi diritti, come non tutti gli esseri umani hanno gli stessi diritti: qualcuno, come Abdeljalil, non ha neppure il più elementare diritto alla sepoltura.
Il peccato originale di Abdeljalil era la sua condizione di clandestino, di sans papier, di fantasma produttivo, accettato finché lavora silenziosamente, garantisce profitti al padrone e prezzi bassi al consumatore, ma allontanato senza pietà nel momento in cui ha bisogno, come un attrezzo rotto.
Forse è stato ucciso dalla grave malattia che si portava dentro come un destino, ma non è stato il destino a volere che morisse nell'abbandono, che nessuno gli rivolgesse uno sguardo partecipe, gli tendesse una mano, si preoccupasse almeno di seppellirne il corpo. Come è possibile vivere e lavorare per tre anni nel centro di Bologna senza poter avere fiducia in nessuno? Senza riuscire a chiedere aiuto a nessuno nel momento in cui stai male? Eppure i servizi sanitari ci sono, ci si chiede increduli, eppure anche per i fantasmi esistono dei presidi medici (anche se poi una patologia cronica difficilmente sarebbe stata presa in carico). Possibile che non lo sapesse, che nessuno gli avesse detto? Quale immensa paura di essere scoperto e rimpatriato gli ha fatto stringere i denti e andare avanti comunque? Quanta disumana indifferenza negli occhi del padrone, dei pochi parenti, dei compagni di vita e di lavoro.. Perché esisti se non sei abile al lavoro, se non produci profitti per il padrone, se non dai sostegno alla famiglia, che diritto hai di stare al mondo, che diritto ha di stare in questa parte del mondo? Non ne hai diritto: meglio che te ne vada, possibilmente senza disturbare.
Abdeljalil, con il suo lancinante silenzio, grida che la vita, la dignità e la libertà di ogni essere umano sono diritti incomprimibili, che l'attuale condizione di barbarie deve essere cambiata.
Questo progetto vuole essere un pensiero per tutte le persone che hanno vissuto e vivono questa legge sulla loro pelle, per tutte le persone che subiscono nel silenzio e nell'anonimato la schiavitù. Quanti sono? Chi lo sa? Questa è una protesta contro l'indifferenza, nella speranza che cambino le cose.