per saperne di più

Marocco

wikipedia

TESTIMONIANZE

racconti di vite ai margini della Bossi-Fini

La storia di Abdelmajid Errough

Abdelmajid era un ragazzo di 34 anni. Il 21 febbraio 2007 si è buttato sotto ad un treno merci a Castel S. Pietro Terme.

Arrivato alla stazione, ha chiamato sua sorella e sua zia, disperato. Era stanco della vita che viveva, delle paure legate al suo permesso di soggiorno che gli impedivano di vivere in pace. Quel giorno ha deciso di lasciare il mondo per poter essere finalmente tranquillo, per sempre. Ha deciso di mettere fine alle sue angosce. Dopo avere messo tutto a posto per la sua famiglia, dopo la chiamata con sua zia, si è buttato sotto al treno davanti agli occhi increduli della gente, con il telefonino ancora acceso: sua zia al telefono ha sentito tutto.

Com'è possibile che una disgrazia simile sia potuta accadere? Suo fratello racconta. Racconta come una preoccupazione dopo l'altra possono togliere la voglia di vivere.

"Mio fratello era da quasi 9 anni che viveva in Italia. Io e i miei fratelli eravamo già qui e nostro padre è in Italia da 32 anni. La nostra mamma è rimasta da sola in Marocco. Prima di venire in Italia, il mio fratello aveva frequentato un istituito privato in Marocco, dove aveva ottenuto il diploma di informatica. Ha voluto partire per l'Italia per cambiare la sua vita. Prima vivevamo a Bari, c'era tutta la famiglia a Bari. Ci ha raggiunto in Italia con il visto Schengen ed è rimasto clandestino per quasi 8 mesi fin che è uscita la sanatoria del 98. Poi ha avuto il permesso di soggiorno. Dopo un anno e un mese ci siamo trasferiti a Bologna perché a Bari c'è carenza di lavoro. E' stato lui il primo a partire, è arrivato nel 2000. Ha lavorato in una ditta per due anni. Poi l'abbiamo raggiunto io e mia sorella, ci siamo sistemati e abbiamo trovato una casa in affitto. Lui ha cominciato a lavorare in una cooperativa. Era un bravo ragazzo, onesto e religioso. Dopo ha avuto problemi di "depressione", o almeno si dice così, chi lo sa. Prima di suicidarsi, aveva sempre paura di questo decreto che lega il permesso di soggiorno a un posto di lavoro. Diceva sempre " se perdo il lavoro perdo anche il permesso di soggiorno ."

Prima aveva un contratto a tempo indeterminato nella cooperativa in cui lavorava, poi la cooperativa l'ha licenziato, perché stava attraversando un periodo difficile. Gli avevano però promesso di trovargli un lavoro tramite un agenzia. Qui è cominciato il lavoro precario fatto di incertezze. Infatti, il primo lavoro che ha avuto sarebbe durato un mese. Quando però gli è scaduto il contratto non gli hanno più dato lavoro. Questo gli ha causato una profonda crisi. Lui è partito per il Marocco in dicembre 2006, dove si è trovato senza più nessuna garanzia per i futuro con l'incubo del permesso che stava per scadere. In Marocco era andato per sposarsi, infatti si è sposato con una ragazza di 18 anni. Pensava di poterci rimanere per qualche mese e invece ha ricevuto la notizia di una lettera. Una lettera che ha riacceso tutte le sue speranze pensando fosse una proposta di lavoro. Ma non lo era. Dopo 15 giorni dal ritorno del Marocco è successo questa disgrazia.

Era un mercoledì. .. Lui ha chiamato nostra zia e le ha detto "Adesso vado via da questo mondo, non c'è la faccio più. Voglio rimanere in pace." Ha chiamato nostra sorella ha detto di pagare per lui questi ultimi suoi 500 euro di debiti a un amico così sarebbe potuto partire in pace. "E ha fatto quello che ha fatto." La famiglia è disperata.

Era una persona allegra, prima. Amava lavorare e lo faceva con passione. Lavorava anche il sabato e la domenica in più del contratto settimanale. Nonostante non abbia mai trovato lavoro nel suo ambito, per uno straniero è impossibile trovare un lavoro nel suo proprio ambito. Ha subito una discriminazione di mercato. Ha sempre trovato lavori umili e duri: facchinaggio, metalmeccanico, senza la possibilità di rifiutare, sotto il ricatto del padrone che ha il potere di licenziare e dunque di far perdere il permesso. "Se non ti va bene ci sono 50 persone che aspettano il tuo posto". E quindi, anche se il materiale da sollevare è pesante, anche se fa male la schiena non si ha scelta.

E' stato una vittima di questa legge, di questo decreto che è stato creato con la Bossi-Fini.

I suoi progetti erano diversi. Erano quelli di ritrovarsi con sua moglie che oggi aspetta un bambino. Voleva costruire una casa in Marocco dove aveva un pezzettino di terra. Una casa per i suoi figli. Ora invece la moglie vive in Marocco con la mamma di Abdelmajid aspettando un bambino che nascerà fra qualche mese. Che nascerà senza padre. In Italia voleva cambiare la sua vita, migliorarla. Invece ha trovato il peggio.

"Dico a tutte le persone migranti di avere coraggio e pazienza verso questa legge di schiavitù."

Ci sono problemi a livello di informazione. Gli immigrati non conoscono le leggi e difficilmente vengono aiutati a capirle dalle istituzioni. Le uniche ad aiutare sono in questi casi le associazioni. Prima di morire aveva fatto una domanda di disoccupazione gli hanno risposto che non aveva il diritto di chiederla. La realtà era diversa e il diritto ce l'aveva, ma forse era scomodo concederglielo.

Non conoscendo abbastanza le date di scadenza dei permessi l'informazione è fondamentale, per non rischiare di ricadere nella clandestinità, nell' illegalità dettata dal sistema.