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Somalia

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TESTIMONIANZE

racconti di vite ai margini della Bossi-Fini

la storia di Fatima

Fatima è arrivata in Italia nel 1986. È nata da una famiglia benestante a Mogadiscio. Quando era giovane ha frequentato una scuola italiana in Somalia dove si è diplomata in ragioneria. Era una ragazza molto avvantaggiata perché questo tipo di studi era molto riconosciuto e richiesto.

Finiti gli studi, Fatima ha trovato un posto di lavoro in un'assicurazione. In seguito si è sposata ed ha avuto 7 bambini. Era una famiglia benestante e potevano permettersi di avere a casa una balia e una domestica, visto che il lavoro prendeva molto del suo tempo e di quello del marito.

Nel 1986 l'assicurazione presso la quale lavorava decide di mandarla in Italia per un corso di perfezionamento che sarebbe dovuto durare alcuni mesi. Arriva a Roma con un permesso diplomatico e inizia a seguire i corsi ed seminari che servivano a migliorare le sue conoscenze lavorative. Parte sola. Inizia così a scoprire una nuova realtà fino ad ora sconosciuta. Una realtà che vorrebbe fare conoscere anche ai suoi figli, una realtà che offre delle possibilità diverse da quelle esistenti in Somalia. Decide di rimanere con l'idea di fare un ricongiungimento familiare. Per fare questo bisogna però avere un posto di lavoro stabile, un contratto, un permesso di soggiorno, una casa. Inizia così la lotta verso i suoi sogni.

Fatima trova un lavoro come badante presso una famiglia e lo accetta umilmente lasciandosi alle spalle i suoi lunghi studi e la sua esperienza. Nel 1990 in Somalia inizia la guerra civile. Guerra che dura ancora ai nostri giorni. Le paure per i suoi sette bambini sono tante ma anche se ha raggiunto tutto quello che serviva, il ricongiungimento non ha potuto farlo. Il suo sogno non ha potuto realizzarlo, ma ha aiutato 4 dei suoi figli a partire per il Nord Europa salvandoli dalle bombe. Fatima non si arrende. Lotta per riuscire a portare in Italia i suoi tre bambini più piccoli che nel frattempo vivono con il papà e la zia. Non ci riesce. Ma anche loro vengono salvati e partono per il Nord Africa dove continuano gli studi.

Lavorando come badante, Fatima mantiene a distanza tutti i suoi figli e aiuta la sua famiglia rimasta nella sua terra che viene ferita continuamente dalla guerra.

Nel 2002 entra in vigore la legge Bossi-Fini.

Dopo qualche tempo Fatima perde il lavoro e di conseguenza rischia di perdere anche permesso di soggiorno. Tutto quello che aveva costruito in 16 anni crolla all'improvviso. Se ci fosse stata ancora la legge Martelli, legge sulle politiche d'immigrazione degli anni '80, Fatima avrebbe la cittadinanza Italiana visto il numero di anni che ha lavorato nel paese pagando tutti i contributi come ogni cittadino. Ma è la legge Bossi-Fini ad essere in vigore ed è proprio questa legge che spoglia Fatima di ogni suo diritto. Ma è abituata a lottare. Inizia a chiedere aiuto ad associazione umanitarie e ai sindacati, ma il tempo è poco e come a tutti gli altri, anche Fatima ha solo sei mesi di tempo per ritrovare un altro lavoro. Inizia a fare progetti per partire vivendo il terrore del tempo che passa e della precarietà sul mercato del lavoro. Fatima non vuole rischiare di ritrovarsi nell'illegalità in Italia.

Ma dopo qualche mese riesce a trovare un altro posto come badante. Firma un contratto di lavoro che sarebbe dovuto durare fino a febbraio 2007. Purtroppo però, l'anziana signora per la quale lavora, muore a luglio 2006.

Fatima si ritrova per la seconda volta nella stessa situazione e a niente serve cercare aiuto. La Questura è chiara: Fatima ha 8 mesi per cercarsi un lavoro altrimenti verrà espulsa dall'Italia.

Questa volta Fatima non ha trovato nessuno che le offrisse in tempo un lavoro, nessun contratto, nessun aiuto. Ha vissuto i suoi ultimi mesi in Italia con il terrore dell'illegalità e quindi di vedersi obbligata ai CPT. Lo diceva sempre: " Ho paura, ho paura dei CPT ".

Il due febbraio, qualche giorno prima che scadesse il suo permesso, è partita per Olanda con l'intenzione di chiedere asilo come rifugiata, per sfuggire all'illegalità di cui non voleva fare parte per principio. Ha cercato e sperato fino agli ultimi giorni poi, ha dovuto arrendersi.

È partita con quattro stracci, lasciando tutte le sue cose, tutto ciò che aveva costruito in 20 anni di lavoro in Italia, tutta la sua vita.

È partita piangendo, lasciando quello che era ormai il suo paese. L'italiano l'aveva imparato quando era piccola, era parte integrante della sua identità.
Identità assassina.

Non si sa dove oggi sia Fatima. Probabilmente in un campo d'accoglienza in Olanda dove sperava, ancora, di avvicinarsi ai suoi figli ormai adulti. Fino a questo momento non ha potuto dare notizie nemmeno alla sua amica più vicina rimasta in Italia. Amica che la ricorda partire e racconta la sua storia.

Ora Fatima ha 60 anni.
Ora Fatima deve ricominciare da capo.