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Storie alla rovescia genn 06

di Giulia - Pesaro, Italia

Partire , lasciare le proprie abitudini e spesso anche i propri cari , per andare a vivere in un altro paese,dove si para un’altra lingua, dove bisogna iniziare tutto da zero, non è sempre facile e, soprattutto, non è sempre una scelta…

Noi tutti conosciamo storie di lunghi viaggi, di gommoni, di vite in pericolo, di accoglienza negata ; poche sono le storie di un’immigrazione al contrario, chi partirebbe mai da un paese del “primo mondo” per ricominciare tutto da zero in un paese del “terzo mondo”?! E non sto parlando di chi sogna di andare a vivere su un’isola deserta della Polinesia (so che a questa soluzione ci pensiamo in tanti!) e neanche delle tante persone che decidono di vivere la propria vita e lavorare nelle e per le “periferie del mondo” . In questa storia non ci saranno scafisti, poliziotti, permessi di soggiorno e cpt ma semplicemente una persona che per una serie di motivi trasferisce la propria vita in una città caotica e affascinante come può essere il Cairo…ma andiamo con calma, il viaggio per arrivare in Egitto è lungo .

Conosciamo intanto la protagonista :Elena, 24 anni ,Italiana al 100% (per lo meno all’inizio di questa storia …) , studia lingue e letterature Orientali a Venezia e conduce ,come la maggior parte di noi, la classica squattrinata vita della studentessa fuori sede ; dopo aver lottato con mille intrighi burocratici riesce ad ottenere la borsa erasmus e parte per la Spagna precisamente per Madrid. 10 mesi resi intensi dallo studio ma ,non prendiamoci in giro, sopratutto dalla movida spagnola!! Se a tutto questo ci aggiungete il fatto che incontra il suo principe azzurro capirete anche voi come si avvicinasse minacciosa per lei la data del ritorno a “casa”…

Non credo che in questo caso si possa parlare del “mito del ritorno” e forse non si può parlare neanche di immigrata… Ma allora immigrato è solo colui che parte con una valigia di cartone o si imbarca nei “viaggi della speranza”?! Immigrato è solo chi va a cercare un lavoro e condizioni di vita migliori o la parola immigrato si può estendere a tutti coloro che partono per andare a vivere in un “posto lontano” ?! Perché parlando di italiani non li rappresentiamo mai come immigrati se non per ricordare i viaggi dei nostri nonni in America?! Oggi non ci sono italiani che emigrano? Forse si…

Ma torniamo a noi,nella nostra storia a questo punto è entrato un altro personaggio, il principe azzurro, al quale diamo subito un nome: Amr ragazzo egiziano di 27 anni dottorando in lingua e letteratura spagnola. A questo punto non rimane altro da fare per i due che decidere come fare per non separarsi, soluzione non facile da trovare visto che entrambi sarebbero dovuti tornare ai loro rispettivi “mondi” quello egiziano lui e quello italiano lei…Madrid si trasforma così nel punto di incontro, in quel luogo di confine che non appartiene a nessuno dei due ma dove entrambi si sentono a casa, dove si è un po’ svincolati dai codici di comportamento imposti dalle rispettive culture, ma sarà così facile andare d’accordo anche immersi nella propria identità culturale?!

Ma noi sappiamo già,in realtà, quale decisione hanno preso i nostri protagonisti…(avendo anche loro quella sana incoscienza che ci caratterizza ,noi giovani con la voglia di andare senza farsi troppe domande e la voglia di rischiare) giusto il tempo di mettere da parte i soldi del volo Venezia - Cairo e Elena raggiunge Amr …detta così è abbastanza semplice: si compra il biglietto, si prende l’aereo, si parte. Infatti il difficile arriva dopo, arriva quando ti accorgi che sei arrivata in un posto che è COMPLETAMENTE ,in tutte le sue caratteristiche diverso dal tuo, arriva quando la persona che prima condivideva con te questo senso di estraneità ora invece è a casa sua e tu sei l’unica “straniera”. Elena mi racconta che in questa situazione le radici che prima non erano poi così sentite in un mondo "nuovo" diventano essenziali per non perdersi, per ricordare costantemente a se stessi chi siamo e da dove veniamo; si sa, senza radici basta una folata di vento per volare via e quando si è in una terra straniera il vento soffia forte e le radici devono essere ben salde...per farvi capire di cosa sto parlando: i nostri giovani innamorati parlano spesso di matrimonio e anche di futuri pargoletti...è qui che sorge il problema "nome-dei-nostri-figli". Questi bambini nasceranno e cresceranno in Egitto, saranno musulmani,parleranno arabo, ma saranno inevitabilmente anche un pò italiani e se prima Elena non avrebbe avuto nessun problema a chiamare suo figlio Omar o Mohammed ora pensa che dovrebbero avere almeno una traccia visibile del loro essere italiani, magari chiamandosi Francesco...problema superfluo penseranno molti di voi, invece se ci riflettiamo e sopratutto se proviamo un pò di empatia per questa giovane coppia ci rendiamo conto che va molto oltre il problema pratico di tutti i neo-genitori di scegliere il nome ai propri figli. Ce ne sarebbero a centinaia di esempi come questo ma a noi piace pensare che l'amore vince su tutto e che magari un bimbo si potrebbe anche chiamare Marco-Mohammed...

Questa breve storia che vi ho raccontato non finirà certo qui ma ho voluto parlare di immigrazione alla rovescia per sottolineare il fatto che ognuno di noi, un giorno, potrà trovarsi nei panni dell' "immigrato" e che vivere da stranieri non è facile, per nessuno, allora perchè non iniziare da qui a far sentire meno "stranieri" coloro che ci circondano?!Non si tratta di essere stranieri in un altro stato ma di sentirsi estranei ad un altra cultura e in questo caso un passaporto,anche se italiano, non potrà aiutarci molto...

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