di Giulia - Pesaro, Italia
Partire , lasciare le proprie abitudini e spesso anche i propri cari , per
andare a vivere in un altro paese,dove si para un’altra lingua, dove bisogna
iniziare tutto da zero, non è sempre facile e, soprattutto, non è sempre una
scelta…
Noi tutti conosciamo storie di lunghi viaggi, di gommoni, di vite in pericolo,
di accoglienza negata ; poche sono le storie di un’immigrazione al contrario,
chi partirebbe mai da un paese del “primo mondo” per ricominciare tutto da zero
in un paese del “terzo mondo”?! E non sto parlando di chi sogna di andare a
vivere su un’isola deserta della Polinesia (so che a questa soluzione ci
pensiamo in tanti!) e neanche delle tante persone che decidono di vivere la
propria vita e lavorare nelle e per le “periferie del mondo” . In questa
storia non ci saranno scafisti, poliziotti, permessi di soggiorno e cpt ma
semplicemente una persona che per una serie di motivi trasferisce la propria
vita in una città caotica e affascinante come può essere il Cairo…ma andiamo
con calma, il viaggio per arrivare in Egitto è lungo .
Conosciamo intanto la protagonista :Elena, 24 anni ,Italiana al 100% (per lo
meno all’inizio di questa storia …) , studia lingue e letterature Orientali a
Venezia e conduce ,come la maggior parte di noi, la classica squattrinata vita
della studentessa fuori sede ; dopo aver lottato con mille intrighi burocratici
riesce ad ottenere la borsa erasmus e parte per la Spagna precisamente per
Madrid. 10 mesi resi intensi dallo studio ma ,non prendiamoci in giro,
sopratutto dalla movida spagnola!! Se a tutto questo ci aggiungete il fatto che
incontra il suo principe azzurro capirete anche voi come si avvicinasse
minacciosa per lei la data del ritorno a “casa”…
Non credo che in questo caso si possa parlare del “mito del ritorno” e forse
non si può parlare neanche di immigrata… Ma allora immigrato è solo colui che parte con una valigia di cartone o si imbarca nei “viaggi della speranza”?!
Immigrato è solo chi va a cercare un lavoro e condizioni di vita migliori o la
parola immigrato si può estendere a tutti coloro che partono per andare a
vivere in un “posto lontano” ?! Perché parlando di italiani non li
rappresentiamo mai come immigrati se non per ricordare i viaggi dei nostri
nonni in America?! Oggi non ci sono italiani che emigrano? Forse si…
Ma torniamo a noi,nella nostra storia a questo punto è entrato un altro
personaggio, il principe azzurro, al quale diamo subito un nome: Amr ragazzo
egiziano di 27 anni dottorando in lingua e letteratura spagnola. A questo
punto non rimane altro da fare per i due che decidere come fare per non
separarsi, soluzione non facile da trovare visto che entrambi sarebbero dovuti
tornare ai loro rispettivi “mondi” quello egiziano lui e quello italiano
lei…Madrid si trasforma così nel punto di incontro, in quel luogo di confine
che non appartiene a nessuno dei due ma dove entrambi si sentono a casa, dove
si è un po’ svincolati dai codici di comportamento imposti dalle rispettive
culture, ma sarà così facile andare d’accordo anche immersi nella propria
identità culturale?!
Ma noi sappiamo già,in realtà, quale decisione hanno preso i nostri
protagonisti…(avendo anche loro quella sana incoscienza che ci caratterizza
,noi giovani con la voglia di andare senza farsi troppe domande e la voglia di
rischiare) giusto il tempo di mettere da parte i soldi del volo Venezia -
Cairo e Elena raggiunge Amr …detta così è abbastanza semplice: si compra il
biglietto, si prende l’aereo, si parte. Infatti il difficile arriva dopo,
arriva quando ti accorgi che sei arrivata in un posto che è COMPLETAMENTE ,in
tutte le sue caratteristiche diverso dal tuo, arriva quando la persona che
prima condivideva con te questo senso di estraneità ora invece è a casa sua e
tu sei l’unica “straniera”. Elena mi racconta che in questa situazione le
radici che prima non erano poi così sentite in un mondo "nuovo" diventano
essenziali per non perdersi, per ricordare costantemente a se stessi chi siamo
e da dove veniamo; si sa, senza radici basta una folata di vento per volare via
e quando si è in una terra straniera il vento soffia forte e le radici devono
essere ben salde...per farvi capire di cosa sto parlando: i nostri giovani
innamorati parlano spesso di matrimonio e anche di futuri pargoletti...è qui
che sorge il problema "nome-dei-nostri-figli". Questi bambini nasceranno e
cresceranno in Egitto, saranno musulmani,parleranno arabo, ma saranno
inevitabilmente anche un pò italiani e se prima Elena non avrebbe avuto nessun
problema a chiamare suo figlio Omar o Mohammed ora pensa che dovrebbero avere
almeno una traccia visibile del loro essere italiani, magari chiamandosi
Francesco...problema superfluo penseranno molti di voi, invece se ci
riflettiamo e sopratutto se proviamo un pò di empatia per questa giovane coppia
ci rendiamo conto che va molto oltre il problema pratico di tutti i
neo-genitori di scegliere il nome ai propri figli. Ce ne sarebbero a centinaia
di esempi come questo ma a noi piace pensare che l'amore vince su tutto e che
magari un bimbo si potrebbe anche chiamare Marco-Mohammed...
Questa breve storia che vi ho raccontato non finirà certo qui ma ho voluto parlare di immigrazione alla rovescia per sottolineare il fatto che ognuno di noi, un giorno, potrà trovarsi nei panni dell' "immigrato" e che vivere da stranieri non è facile, per nessuno, allora perchè non iniziare da qui a far sentire meno "stranieri" coloro che ci circondano?!Non si tratta di essere stranieri in un altro stato ma di sentirsi estranei ad un altra cultura e in questo caso un passaporto,anche se italiano, non potrà aiutarci molto...
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