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Memorie di una geisha genn 06

di Carmen - Bolzano e Francesca -Mantova, Italia

TRAMA

Giappone, 1929. L’era dorata delle geishe inizia a volgere al termine. La piccola Chiyo, a soli 9 anni è costretta a lasciare la famiglia e il povero villaggio di pescatori dove è nata.
Venduta ad una scuola di geishe di Kyoto, viene istruita sui riti, le danze, la musica, la cerimonia del tè e l’abbigliamento adatto. Costretta a subire vessazioni e umiliazioni dalle colleghe e soprattutto dalla geisha più importante, Hatsumomo, gelosa della sua bellezza, dopo un tentativo di fuga viene retrocessa a serva. A salvarla provvederà Mameha, geisha esperta e generosa, rivale di Hatsumomo, che la prende sotto la sua protezione. Grazie a lei, la ragazza diverrà una geisha molto famosa e col nome di Sayuri, sarà la preferita degli uomini più facoltosi della città…

CAST

Zhang Ziyi  (Sayuri Nitta)
Gong Li  (Hatsumomo)
Micelle Yeoh  (Mameha)
Ken Watanabe  (Il Presidente)
Youki Kudoh  (Zucca)
Koji Yakusho  (Nobu)
Togo Igawa (Tanaka)
Kaori Momoi (Madre)

LE DUE FACCE DEL FILM

Per chi ha un animo romantico: il film non può che piacere! La pellicola incuriosisce sin dal principio, è un misto di romanticismo e tragicità ben dosati.
Pur non avendo la pretesa di descrivere la cultura giapponese nella sua totalità offre uno scorcio esauriente sull’antica figura della geisha. Interessante lo scontro tra le due culture, quella occidentale e quella nipponica, basato sulla diversa concezione dell’immagine della geisha: la quale viene vista erroneamente come donna sottomessa e disponibile dalla prima, mentre in realtà si tratta di una personalità autorevole e rispettata.
Molto curata la fotografia e suggestive le immagini; il film ci offre una splendida ricostruzione del mondo giapponese di quegli anni, dalla cura nei minimi particolari per costumi e trucco alla ricreazione degli scenari tipici, come ad esempio l’okiya.
Si rischia di rimanere catturati dalla musica e dai balli esibiti dalle geishe con elegante maestria e talvolta con superbia.
Se vi piacciono i “polpettoni” romantici dovete assolutamente vedere questo film

Avendo letto il libro l’interpretazione di questo film in chiave positiva muta considerevolmente.
Si ha l’impressione che la storia nonché le descrizioni di luoghi, personaggi e fatti perdano molto del loro fascino; forse perché la resa del romanzo nella sua complessità, tramite il mezzo cinematografico, è problematica se non impossibile.
Leggendo il libro si entra a far parte del mondo della geisha, si è catturati dagli avvenimenti e risulta difficile distaccarsene. In contraddizione la pellicola pur rifacendosi fedelmente al romanzo risulta piatta, suscitando la sensazione che i personaggi, le storie e le descrizioni siano molto superficiali. Non appassiona, non riesce a trascinare!
Parlando del finale…viva l’happy end americano! Peccato che la storia originale si concluda in modo più articolato e meno romantico, pur essendo a suo modo un bel finale.
Dulcis in fundo: poco coerente nella scelta delle attrici, “cinesi”, visto che il film tratta un aspetto della cultura giapponese, e nella scelta della California come set del film; ma forse non si poteva fare altrimenti.
Un consiglio spassionato: leggete il libro prima di avventurarvi nella visione del film!

BREVE PRESENTAZIONE DELLA FIGURA DELLA GEISHA

Geisha è la fusione di due kanji, che significano “arte” e “persona”: significa quindi “persona esperta nelle arti” o, più semplicemente, “artista”. È una professionista nell’arte di intrattenere.
La geisha compensa una figura femminile poco attraente, assolutamente sottomessa all’uomo e totalmente priva di una propria personalità, fornendo all’uomo quell’interesse che egli non riesce a trovare tra le mura del proprio focolare domestico.
La geisha è la donna più affascinante e colta di tutto il Giappone.

Essa viene tolta alla sua famiglia in tenera età (in genere intorno ai 9-10 anni) e fatta entrare in una scuola, dove apprenderà tutto ciò che la renderà una figura tanto preziosa e insostituibile.

La geisha imparerà a curare al meglio il suo aspetto fisico, a vestirsi di kimono in seta, a truccarsi il viso con un pesante cerone bianco, occhi marcati di nero e bocca rossissima, fino a rendersi quasi una maschera sotto la pesante accon- ciatura. Imparerà quindi a muoversi con grazie ed eleganza, a servire da bere in modo raffinato, a conversare con intelligenza, o calibrare ogni minimo gesto per renderlo maggiormente elegante.
Nei lunghi anni di apprendistato, diverrà maestra di ogni tipo di arte: imparerà la musica degli strumenti tradizionali (come lo shamisen), la danza (nihon buyou), il canto, la recitazione, i giochi tradizionali, l’uso del ventaglio, la cerimonia del tè (cha yo nu), la calligrafia (shodu) e l’arte di disporre i fiori (ikebana). Studierà  a lungo e in maniera più assidua i testi classici e moderni, divenendo così estremamente colta. Imparerà la più fine arte della seduzione e della leggera malizia.
In questo modo sarà pronta al suo compito precipuo: fungere da elemento allietatore nel corso di noiose cene d’affari, banchetti e feste in genere. La loro abilità sta nel flirtare con gli uomini, farli ridere e soprattutto farli bere, badando che tutto si svolga senza intoppi.
La geisha è la donna ideale che la maggior parte degli uomini vorrebbe avere come compagna. A testimonianza di questo vi è il fatto che molte geisha, una volta raggiunta una certa età, andranno in sposa a uomini facoltosi e di alto livello sociale.

La sua estetica  deve rappresentare al tempo stesso la fragilità della carne e la forza dello spirito: quando lavora controlla tutto il suo essere, in ogni gesto, parvenza , emozione; perfino la modulazione del respiro.

Anche per distinguersi dalla prostituta, la geisha indossa sempre il kimono dai colori tenui, poco appariscenti e comunque in sintonia con le stagioni. La raffinatezza del kimono testimonia l’agiatezza e il successo della geisha. Il colletto del kimono, sul retro, sarà sempre posizionato in modo da lasciar scoperta la nuca: un modo per lasciar scorrere l’immaginazione del cliente fino all’intimità del corpo.
Innumerevoli sono i particolari, gli atteggiamenti, le posture, i gesti che contraddistinguono la geisha, che deve esprimere emblematicamente in sé quell’ insieme di sfumature che noi occidentali definiamo col termine “grazia”.
Una geisha apprezzata guadagna tanto, anche se solo una parte della tariffa va alla donna (il resto va agli intermediari). L’onorario è secondo la fama e la bravura (la bellezza è un elemento secondario).
Una geisha, nel corso della sua carriera, non ha più di 3-4 partner sessuali, chiamati danna (sposi).sebbene essi paghino, si tratta di una vera relazione. La si può considerare come un’amante. Ovviamente può continuare a intrattenere altri uomini, ma non sessualmente. Anche se può sembrare un ruolo servile, le geisha sono state trattate con rispetto dai clienti, ricevendo regali, denaro e favori.

Una figura ben distinta della geisha è quella della maiko (danzatrice), l’aspirante geisha, la ragazzina ancora acerba che studia per diventare geisha. Essa è ben riconoscibile dal kimono molto più colorato, con maniche e obi allungato. Anche le maiko sono richiestissime sul lavoro, poiché la loro giovinezza e candore compensano la mancanza di quell’esperienza che soltanto le geisha più affermate possiedono.

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